Pensioni a rischio. Lettera choc dell’Inps

Anziani, invalidi civili e titolari di un assegno di sostegno hanno assalito i Caf

inps

Già il caldo per gli anziani è fastidioso. Se poi alla canicola estiva (per gli anziani titolari di un assegno di sostegno) si aggiunge anche l’Inps che va in tilt, allora lo stress potrebbe salire a mille. In Liguria, circa 40mila tra anziani, invalidi civili e assistiti, sono piombati, per colpa della burocrazia, nel caos totale da tre giorni. A scatenare il putiferio è stata una lettera, targata Inps, cheriporta informazioni (e soprattutto scadenze) nel frattempo superate. Un caos gigantesco, reso ancora più grave dal momento: chiusa la stagione della dichiarazione dei redditi, i Caf e gli enti di patronato hanno mandato (giustamente) in ferie i propri dipendenti, proprio nel momento in cui questo esercito di quarantamila liguri si abbatte sulle strutture di assistenza, in cerca di uno straccio di informazione.

E’ proprio una storia all’italiana quella che, a partire da mercoledì di questa settimana, e grazie ad un rinvio “a sorpresa” delle scadenze (già fissate per il 31 luglio e spostate al 31 ottobre), ha reso molto più complicata la vita di tantissimi liguri, in gran parte anziani. Dice la legge: chi ha diritto all’assistenza deve dimostrare, anno dopo anno, che il proprio reddito non è cambiato. Per farlo deve comunicare i redditi percepiti entro una determinata data  –  quest’anno era il 31 luglio  –  restituendo all’Inps la documentazione debitamente compilata. Il contrappasso è terribile: chi non restituisce la documentazione, non riceve più il denaro.

E’ un capitolo che segue, immediatamente, quello della presentazione della dichiarazione dei redditi.Una volta stabilite le entrate effettive del 2012, il pensionato (ma anche chiunque abbia diritto ad una prestazione da parte dell’Inps, siano assegni familiari o indennità legate all’assistenza) le comunica all’Inps che conferma (o, eventualmente, riduce) la cifra. Ma se l’Inps, come in questo caso, non invia a casa del pensionato il bustone (o lo invia in ritardo) ecco che l’interessato non può compilarlo in tempo. Se poi c’è scritto che la scadenza è il 31 luglio  –  anche se nel frattempo è stato deciso un rinvio a fine ottobre  –  il caos diventa totale.

Ma l’Inps  –  e non certo per colpa dei dipendenti che sono sempre di meno e sempre più oberati da impegni  –  quest’anno era in ritardo in maniera incredibile, tanto che i sindacati e i patronati hanno chiesto un rinvio delle scadenze. Rinvio che è arrivato solamente mercoledì scorso, per ben tre mesi (nuova scadenza: fine ottobre): peccato che la documentazione  –  che intanto sta arrivando in casa delle famiglie  –  riporti ancora la vecchia scadenza, cioè 31 luglio e che questo  –  in moltissime famiglie che da quell’unico assegno traggono ogni sostentamento  –  generi il caos. “Le ricordiamo che qualora lei non provveda a dichiarare la sua situazione reddituale entro il 31 luglio 2013  –  c’è scritto nelle lettere, nero su bianco  –  potrebbe incorrere nella sospensione della quota di pensione legata al reddito”. Poi, nel frattempo, è scattato il rinvio ma la stragrande maggioranza dei pensionati non lo sa.

 Articolo tratto da:http://www.affaritaliani.it/economia/inps-assegni-pensioni-invalidita23072013.html

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Pensioni di invalidità: burocrazia lumaca…

Tratto da:Redazione Global Publishers
Fonte: Cittadinanzattiva.it

Fino a 1 anno di attesa per ottenere i benefici

In un clima di guerra aperta ai falsi invalidi, chi rischia di essere penalizzato da requisiti stringenti, pratiche e controlli infiniti sono sempre gli stessi, cioè coloro che hanno realmente bisogno di un sostegno per far fronte alla loro particolare condizione. Passaggi burocratici che si moltiplicano ogni giorno di più e inefficienze delle procedure informatiche contribuiscono ad aggravare ulteriormente questa situazione, portando gli interessati a dover attendere mediamente fino a 12 mesi per ottenere l’erogazione dei benefici economici, di cui 8 mesi solo per la convocazione della prima visita. Una circostanza insostenibile denunciata nel I Rapporto sull’ invalidità civile e la burocrazia realizzato da Cittadinanzattiva, onlus operante in Italia e in Europa che promuove la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori.

E proprio in occasione della presentazione di detto Rapporto, l’INPS ha divulgato qualche dato inerente la sua lotta contro le frodi, evidenziando come negli ultimi anni il costo per “stanare” i furbetti sia quasi triplicato, gravando notevolmente sulle casse dell’Istituto. Una lotta che ha portato tra il 2009 e il 2012 ad un deciso aumento delle verifiche straordinarie con circa 800.000 mila posizioni controllate. Solo guardando le spese inerenti i compensi dei medici convenzionati si nota il balzo registrato dai relativi costi, i quali sono passati dai 10,7 milioni di euro nel 2010, ai 34,3 milioni nel 2011. Un approccio capillare che, come anticipato, ha avuto ripercussioni negative sulla tempistica e sulla complessità dell’iter di riconoscimento delle minorazioni civili (invalidità civile, accompagnamento, ecc.).

In particolare, secondo il Rapporto di Cittadinanzattiva, sono diverse le criticità emerse nel corso dell’indagine, e spesso esse sono riconducibili non solo al taglio irresponsabile da parte dello Stato della spesa assistenziale, ma anche alla riduzione arbitraria dei requisiti previsti dalla legge per l’assegnazione delle indennità in questione. In particolare, la situazione ha subito un peggioramento a seguito dell’introduzione della Legge 102/2009 il cui scopo era quello di snellire le procedure prevedendo, ad esempio, che l’esito del primo accertamento sanitario fosse gestito dalla commissione medica ASL integrata con un medico INPS. A seguito di una interpretazione data dallo stesso Istituto, invece, l’animo della norma è stato stravolto “potenziando” il ricorso all’ accertamento sanitario diretto, tramite appunto il sistema della doppia visita. Un aggravio spesso insostenibile  soprattutto per chi ha difficoltà a spostarsi. Se poi all’ accertamento medico aggiungiamo l’ulteriore passaggio della validazione definitiva del verbale ad opera della Commissione medica Superiore, è facile comprendere come i tempi di attesa siano cresciuti a dismisura. Inoltre nel Rapporto si legge che, tramite una propria interpretazione restrittiva, l’INPS ha limitato ulteriormente i criteri dei requisiti sanitari già previsti dalla normativa per la concessione dell’indennità di accompagnamento, rendendo di fatto più ostico l’accesso a tali benefici.

Guardando qualche numero, secondo le segnalazioni dei cittadini giunte nel 2012 al servizio PiT Salute e alle sedi del Tribunale per i diritti del malato, emerge come il disagio maggiormente lamentato sia riconducibile alla lentezza dell’iter burocratico (45,6% contro il 28,4% nel 2011), con a seguire l’esito dell’accertamento sanitario (29,8% delle segnalazioni), i tempi di erogazione dei benefici economici e delle agevolazioni (18,2%), e la “rivedibilità” (6,4%), cioè quella procedura che implica la periodica rivalutazione dei requisiti necessari. Per quanto riguarda più nello specifico la questione della lentezza burocratica, il 34,1% ha riscontrato difficoltà soprattutto nella presentazione della domanda, mentre il 24,8% nell’attesa per la convocazione alla prima visita. Il 19,4% (contro il 12,7% nel 2011) ha poi registrato maggiori lungaggini nella fase di attesa del verbale definitivo, l’11,6% in quella di attesa della visita di aggravamento, ed infine il 10,1% nell’attesa del verbale provvisorio.

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Patente a punti, a luglio scatta il bonus di 2 crediti

guida virtuosa

Patente a punti, a luglio scatta il bonus di 2 crediti per chi non ha subìto multe che ne tagliano il punteggio: lo prevede il Codice della strada, riformato nel luglio 2003.

COME FUNZIONA – Infatti, all’atto del rilascio della patente, viene attribuito un punteggio di 20 punti. Tale punteggio, annotato nell’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, subisce decurtazioni a seguito della violazione di determinate norme. L’indicazione del punteggio relativo a ogni violazione deve risultare dal verbale di contestazione. Ogni variazione di punteggio è comunicata agli interessati dall’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida. Ciascun conducente può controllare in tempo reale lo stato della propria patente: gratuitamente, tramite il Portale dell’automobilista; oppure pagando, attraverso il numero 848782782. La telefonata può essere effettuata solo da apparecchio fisso e ha il costo di una chiamata urbana secondo le tariffe del proprio gestore telefonico. La frequenza ai corsi di aggiornamento, organizzati dalle autoscuole, consente di riacquistare 6 punti. Per i titolari di certificato di abilitazione professionale nonché di patente C, C+E, D, D+E, la frequenza di specifici corsi di aggiornamento consente di recuperare 9 punti.

È POSSIBILE ARRIVARE AL TOP – Salvo il caso di perdita totale del punteggio, la mancanza, per il periodo di 2 anni, di violazioni di una norma di comportamento da cui derivi la decurtazione del punteggio, determina l’attribuzione del completo punteggio iniziale, entro il limite dei 20 punti. Per i titolari di patente con almeno 20 punti, la mancanza, per il periodo di 2 anni, della violazione di una norma di comportamento da cui derivi la decurtazione del punteggio, determina l’attribuzione di un credito di 2 punti fino a un massimo di 10 punti. Quindi, chi nel luglio 2003 aveva la patente, se non ha mai perso punti, a luglio 2013 toccherà la fatidica soglia dei 30 crediti.

E SE PERDI TUTTO? – Alla perdita totale del punteggio, il titolare della patente deve sottoporsi all’esame di idoneità tecnica. Al medesimo esame deve sottoporsi il titolare della patente che, dopo la notifica della prima violazione che comporti una perdita di almeno 5 punti, commetta altre 2 violazioni non contestuali, nell’arco di 12 mesi dalla data della prima violazione, che comportino ciascuna la decurtazione di almeno 5 punti. L’ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri competente per territorio, su comunicazione dell’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, dispone la revisione della patente di guida. Qualora il titolare della patente non si sottoponga ai predetti accertamenti entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento di revisione, la patente è sospesa a tempo indeterminato. E allora, è utile la guida per non perdere punti-patente.

di Redazione2

La polizza Young Life Project

 

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È il piano di risparmio studiato per garantire ai tuoi figli o ai tuoi nipoti un capitale che cresce giorno dopo giorno. Si distingue per le garanzie assicurative che, anche a fronte di un solo versamento, ne garantiscono il completamento in caso di invalidità permanente o morte del genitore.

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Al termine del piano assicurativo, i tuoi figli potranno scegliere di ritirare il capitale rivalutato in un’unica soluzione oppure richiedere la liquidazione di una “borsa di studio” di 5 assegni annuali di importo crescente sempre rivalutati.

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Prima Tutela Azienda assicura la DIFESA IN SEDE PENALE E AMMINISTRATIVA di quei SOGGETTI delegati o preposti dall’ azienda allo svolgimento di funzioni di responsabilità e rappresentanza, oltre che dell’AZIENDA quando viene chiamata a rispondere per fatti penalmente rilevanti o violazioni di carattere amministrativo posti in essere o attribuiti agli Assicurati. In questo modo, con massimali adeguati ed un premio di polizza decisamente sostenibile la tutela di chi lavora “in prima linea” è ASSICURATA!

 

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RcAuto, addio al colpo di frusta

 

 

The_fast_and_the_furious_incidente[1]Da un anno dalla legge del risarcimento diretto, di Mario Monti, numero 27, del 24 marzo del 2012, le Rc auto con i loro bilanci in attivo, continuano ad essere le più costose di tutta l’Unione Europea, senza una reale motivazione.


Dall’entrata in vigore della nuova legge Monti,le “lesioni micropermanenti” entro i 9 punti di invalidità, non avranno più nessun risarcimento, se non con esami strumentali approfonditi, come la Tac o la radiografia, la legge riguardo il risarcimento cosi cita: ” il danno potrà essere risarcito solo a seguito di un riscontro medico legale da cui risulti visibilmente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione”.

Ma nonostante la possibilità della “o strumentale“, le compagnie assicurative non risarciscono il danno se non in presenza di “esami strumentali”, infatti il solo “danno visivo” viene valutato con un punteggio minimo, zero.

Nel passato, il decreto legge 13 maggio 2011 risarciva il danno così: ” Per un colpo di frustra, intorno ai 2 punti di invalidità, il risarcimento arrivava fino a 5.000 euro, più i danni morali, ed era compreso il pagamento della parcella dell’avvocato stragiudiziale della parte lesa del 10%”.

Con la nuova legge Monti: ” I 2 punti di invalidità, vengono risarciti tra i 1000 e i 1400 euro e l’avvocato lo paga interamente la parte lesa”.

Le Compagnie di Assicurazioni, riguardo le polemiche dei prezzi Rc auto doppi rispetto all’Europa, avrebbero dichiarato che: ” Doppi erano i risarcimenti e i tentativi di frode“.

Eliminati i risarcimenti dunque dovrebbero diminuire anche i costi delle polizze, ma al momento, i prezzi sono sempre gli stessi.

Simona Pagliarini

 

 

Aci contro il salasso degli automobilisti. Dieci proposte per risparmiare 700 euro l’anno

assicurazioni[1]Nuove sanzioni, Rc Auto sempre più salata e carburante alle stelle. Per gli automobilisti, gli ultimi mesi sono stati un salasso. L’Aci ha stilato una lista di 10 proposte che, in un sol colpo, permetterebbero di tagliare le spese di 700 euro. Gli automobilisti italiani spendono in tutto 26,8 miliardi l’anno, in media 3500 euro ciascuno. Con i consigli dell’Automobile Club italiano se ne potrebbero sborsare 2800.E non solo. Si potrebbero risparmiare 850 euro di superbollo per i 200 mila intestatari di veicoli con più di 185 kw di potenza. Supera così i mille euro il beneficio per 25 milioni di famiglie. Le misure proposte dall’ACI sono tutte di facile adozione per il prossimo parlamento e il futuro governo, con un impatto nullo sul bilancio dello Stato.

Ecco le 10 proposte avanzate dall’Aci:

1 – VIA IL CODICE DELLA STRADA: SERVE IL CODICE DEI CONDUCENTI
Il Codice della Strada – che dalla sua prima stesura ha subito oltre 20 aggiornamenti – conta 245 articoli e numerosi richiami, con un regolamento di attuazione di 408 articoli e 19 appendici: una giungla normativa che gli italiani ignorano giudicandola “troppo tecnica” e “confusa”.
ACI chiede un nuovo Codice dei Conducenti che in 50 articoli orienti con chiarezza i comportamenti degli utenti della strada, rimandando a uno specifico regolamento tecnico l’insieme di disposizioni sulle caratteristiche dei veicoli e delle infrastrutture stradali.

2 – PATENTE “A LIVELLI” PER LE AUTO PIU’ POTENTI
Ogni anno sulle strade muoiono 300 giovani che pretendono di fare al volante cose che non sanno fare. L’incidentalità costa allo Stato 30 miliardi di euro.
Come già avviene per le moto, va introdotta una gradualità per la guida di automobili più potenti. Ai neopatentati è richiesto un solo anno di pratica con veicoli di potenza limitata prima di condurre qualunque auto. ACI chiede un percorso propedeutico che assicuri la più idonea formazione nel tempo di un bagaglio di esperienza e responsabilità, con l’obbligo di un corso di guida sicura e di un esame pratico per guidare un’auto più potente.

3 – CORSI DI RIEDUCAZIONE STRADALE PER IL RECUPERO DEI PUNTI PATENTE
Il recupero dei punti patente è oggi una formalità burocratica priva di valore formativo, che gli italiani pagano in termini di soldi (almeno 180 euro) e di tempo. ACI chiede la riforma del sistema di recupero dei punti patente, con l’obbligo di frequentare un corso di guida sicura per i conducenti responsabili di infrazioni gravi o di sinistri mortali, prevedendo un esame teorico e pratico alla fine del corso.

4 – ABOLIRE IL SUPERBOLLO E RIFORMARE LA TASSA DI POSSESSO
Il superbollo per le auto potenti ha ucciso il mercato delle auto sportive. La fuga verso l’estero di veicoli di gran pregio ha compromesso il patrimonio automobilistico nazionale e ha penalizzato l’Erario, che ha incassato il 20% meno delle attese. ACI chiede l’abolizione del superbollo e la riforma della tassa di possesso. L’attuale sistema di calcolo del bollo auto è obsoleto: non premia chi inquina meno con un mezzo moderno e sicuro. Il bollo va ricalcolato in base alle emissioni di CO2, anche per favorire lo svecchiamento del parco auto circolante.

5 – RIMODULARE LE ACCISE SUI CARBURANTI
Il carburante è la prima voce di spesa per gli automobilisti (1.640 euro ogni anno), più che raddoppiata in 20 anni. Solo negli ultimi due anni il costo del pieno è aumentato del 25%. Su benzina e diesel grava una lunga serie di accise (la prima risale al 1935), che insieme all’IVA frutta all’Erario oltre 32,5 miliardi di euro. Lo Stato predilige questa forma di tassazione perché diretta, ineludibile e senza costi di funzionamento per la Pubblica Amministrazione. ACI chiede la rimodulazione delle accise sui carburanti e un efficace sistema di sterilizzazione dell’IVA per compensare i rialzi del petrolio.

6 – RIFORMA RC-AUTO PER PREVENIRE LE FRODI E CONTENERE I COSTI
L’assicurazione è la seconda voce di spesa degli automobilisti (740 euro l’anno). Dal 1990 il prezzo delle polizze è cresciuto del 150% e le tasse sono aumentate di quasi sei volte (da 700 milioni a oltre 4 miliardi di euro). Oltre 4 milioni di veicoli circolano senza assicurazione: il danno per le Compagnie sfiora i 2 miliardi di euro, con pesanti conseguenze per i conducenti onesti. ACI chiede la riforma della rc-auto secondo il progetto di legge presentato dall’Automobile Club d’Italia al Governo Monti, in grado ridurre il costo delle polizze fino al 40% contrastando il fenomeno delle frodi assicurative e razionalizzando il sistema dei rimborsi.

7 – PROVENTI MULTE DESTINATI ALLA MOBILITA’ E FUORI DA PATTO DI STABILITA’ 
Nel 2012 gli automobilisti hanno speso oltre 2,5 miliardi di euro in multe. La legge stabilisce che il 50% dei proventi sia destinato alla sicurezza stradale, ma è difficile verificare dai bilanci dei Comuni che ciò avvenga realmente. ACI chiede sanzioni agli Enti locali inadempienti e più rigorosi sistemi di controllo. I proventi delle contravvenzioni devono essere esclusi dal Patto di Stabilità, perché destinati ad investimenti per la sicurezza stradale e non a spese correnti delle Amministrazioni.

8 – PIU’ METRO, BUS E TRAM PER RINUNCIARE ALL’AUTO IN CITTA’
Gli italiani cercano ridurre l’uso dell’auto per contenere le spese, ma non sempre è possibile a causa di un sistema di trasporto pubblico obsoleto e inefficiente, i cui ricavi coprono solo il 30% dei costi. L’età media dei bus è di 10 anni, a scapito dell’ambiente, della sicurezza stradale e del comfort dei passeggeri. Le inefficienze del trasporto pubblico locale costano: per muoversi in città gli italiani spendono 1.500 euro in più rispetto agli altri europei. ACI chiede la definizione di un Testo Unico per il TPL che regolarizzi la normativa, risolva incertezze e contraddizioni nazionali e locali, favorisca la concorrenza e avvii uno stabile percorso di riforme.

9 – PIU’ INFOMOBILITA’ A LIVELLO LOCALE
Un terzo del tempo trascorso in auto è sprecato in code e traffico. La congestione stradale costa oltre 5 miliardi di euro al Sistema Paese. L’infomobilità è la soluzione più efficace per le nostre città, in grado di razionalizzare i sistemi urbani di trasporto, riducendo del 30% gli incidenti stradali e del 15% il traffico veicolare. ACI chiede una legge che preveda un sistema di infomobilità integrato a livello locale, per dare ai cittadini e alle imprese la possibilità di compiere scelte di mobilità efficienti e sostenibili.

10 – CABINA DI REGIA DELLA MOBILITA’ PER IL TERRITORIO
Regioni e Comuni deliberano sulla mobilità con troppe difformità e senza sinergie sul territorio, stabilendo anche inutili limitazioni alla circolazione sotto l’egida della salvaguardia ambientale. Ci sono Amministrazioni che investono in semafori, altre in rifacimento di incroci ed altre che costruiscono più idonee e sicure rotatorie.
Perfino le Polizie locali hanno modus operandi molto diversi: gli automobilisti spendono 225 euro in multe ad Ancona e appena 7 a L’Aquila. ACI chiede l’istituzione di una Cabina di regia della Mobilità, supportata dall’Authority dei Trasporti già in fase di costituzione, che orienti in modo uniforme le scelte nazionali e locali sulla mobilità, indirizzando al meglio le risorse disponibili.

 

“In questi giorni di fibrillazione elettorale, la politica guarda solo l’IMU che porta 24 miliardi di euro all’Erario – dichiara il presidente dell’Aci, Angelo Sticchi Damiani – dimenticando la mole di imposte sulla mobilità che fa sborsare alle famiglie più di 60 miliardi di euro ogni anno: i beni mobili sono tassati più del doppio degli immobili. Bisogna contenere i costi dell’auto per recuperare il rapporto positivo che ha sempre contraddistinto gli italiani e il proprio veicolo. La leva fiscale deve essere uno strumento di rilancio per il settore automobilistico e non un elemento che ne compromette l’esistenza”.

“Gli indicatori di mercato per le quattro ruote sono negativi da troppo tempo – ha aggiunto Sticchi Damiani – e il 52% degli italiani dichiara che non cambierà auto fino al 2016, a scapito anche dell’ambiente e della sicurezza stradale (oltre 4 milioni di veicoli hanno più di 20 anni di età e il numero è aumentato del 64% dal 2005). Senza una strategia governativa il comparto non sopravvivrà: nell’ultimo anno hanno chiuso 350 concessionari e oltre 10.000 sono i posti di lavoro tuttora a rischio. ACI ha inviato il Manifesto degli Automobilisti ai candidati premier: chi lo ignorerà ne risponderà a 34 milioni di elettori. L’Automobile Club d’Italia è disponibile fin da subito a discutere con tutti sui temi della mobilità, della sicurezza stradale, del turismo e dell’ambiente”.

 

Articolo tratto da http://www.libero.it

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