I BAMBINI DI OGGI IN UN MONDO CHE CAMBIA. Come aiutare figli e nipoti a costruire un futuro di successo.

Secondo uno studio del World Economic Forum, il 65% dei bambini di oggi da grande farà un lavoro che ancora non esiste. L’evoluzione digitale sta mutando profondamente la società, il mercato del lavoro e di conseguenza anche le figure professionali richieste da aziende e pubblica amministrazione. Questa tendenza, sommata a una situazione economica a livello internazionale ancora molto incerta, pone non pochi interrogativi sul futuro dei giovanissimi. Secondo le analisi Istat si attesta a oltre il 25% la percentuale di ragazzi scoraggiati che non studiano e non cercano lavoro. Invece, a maggior ragione in questo momento, per emergere serve una preparazione specialistica, un bagaglio di esperienze formative, anche internazionali, oppure un’idea vincente da trasformare prima in startup e poi in azienda di successo. Chi l’avrebbe mai detto solo quindici anni fa che un team di ventenni sarebbe riuscito a guadagnare milioni di dollari da una piattaforma come YouTube? O come immaginare, solo cinque anni fa, nuove figure come gli “influencer” che guadagnano cifre a molti zeri grazie ai social? I nostri giovani devono essere pronti ad affrontare un mondo in continuo a rapido mutamento ed è importante pensare fin da subito a quali opportunità la famiglia vorrà garantire loro.

La formazione è un’arma vincente

Uno dei principali strumenti per avere successo è la formazione. Esisteranno anche in futuro professioni “classiche” come il medico, l’ingegnere o il notaio, ma saranno affiancate da una lunga serie di “nuovi” lavori e nuove specializzazioni. Persino nel settore manifatturiero in cui l’Italia eccelle, è in atto una vera e propria rivoluzione digitale: si parla oggi di Industria 4.0, che ha portato le nuove tecnologie anche nei macchinari delle piccole aziende manifatturiere. Gli addetti alle mansioni più semplici devono ormai possedere conoscenze tecniche specifiche. Per preparare i più giovani alle sfide di un mondo in rapida evoluzione sono sorte negli anni nuove opportunità: istituti di formazione tecnica post-diploma, corsi professionalizzanti, nuovi indirizzi di laurea e di dottorato. E per chi ha già un’idea imprenditoriale anche corsi specifici per mettere a punto e realizzare il proprio progetto.

Autoimprenditorialità, una strada sempre più possibile

Una strada sempre più battuta dai giovani è la creazione di una startup. Nelle classifiche delle persone più ricche del mondo una buona parte è rappresentata da coloro che hanno avuto l’idea di creare servizi o piattaforme che prima non esistevano. Molti bambini di oggi, domani potrebbero avere un’intuizione che cambierà la loro vita. Per questo motivo anche in Italia sono nati molti “incubatori” di impresa che aiutano a mettere a fuoco il proprio progetto, insieme a percorsi di “accelerazione” delle startup che sostengono le aziende nei primi anni di vita aiutandole a spiccare il volo.

Esperienze: imparare le lingue, imparare a crescere

Sia che si punti sulla formazione specialistica per trovare un lavoro oppure che si scelga di creare un’attività propria, avere un ricco bagaglio personale di esperienze può fare la differenza. I soggiorni all’estero ad esempio sono fondamentali per imparare altre lingue, ma anche per aprire la mente grazie alla scoperta di diverse culture e mentalità. Ai periodi di studio o di vita all’estero si possono aggiungere esperienze di volontariato, il servizio civile, l’alternanza scuola-lavoro e gli stage, persino lo sport: sono tutti elementi utili ad arricchire il bagaglio di competenze dei nostri ragazzi.

Come garantire un futuro ai nostri bambini

Per contribuirea far avverare i sogni dei bambini, neo genitori, zii e nonni possono pensare a dei piani di risparmio da regalare ai piccoli di casa. Un gesto che può dare ai bambini di oggi un capitale o una rendita mensile da spendere domani per la formazione o la realizzazione dei propri progetti attraverso uno strumento duttile e conveniente, attivabile già alla nascita (o entro i 12 anni) e che scade al compimento dei 20 anni.

Questi strumenti possono attribuire dei vantaggi se allo scadere della polizza il rendimento scolastico del giovane assicurato è in linea con gli standard e in caso di mancanza o invalidità permanente del genitore che ha attivato la polizza la compagnia si può fare carico direttamente dei premi che rimangono da pagare portando a scadenza il pagamento delle rate mancanti.

Il futuro dei nostri figli è troppo importante e va costruito giorno per giorno: non possono essere lasciati soli. Con poco sforzo  possiamo regalare loro un punto sicuro dal quale partire domani per realizzare i propri sogni e garantirsi un futuro sereno e di successo

Articolo tratto da Unipolsai.it

POLIZZA VITA o TCM Un capitale per il più grave dei rischi

 

Le compagnie assicurative hanno il dovere volte di spostare l’attenzione dei loro clienti su gli eventi più infelici della vita per provare a mettere da parte un po di serenità con la quale affrontare poi le difficoltà più grandi le assicurazioni per il caso morte sono quasi come dei testamenti non è mai piacevole pensare a certe eventualità però non pregio di poter risolvere molti problemi aiutando chi resta ad affrontare un momento così doloroso con un po più di tranquillità.

SONNI TRANQUILLI!!!?? T.C.M. TI DA UNA MANO!!! …..

COSA SI INTENDE PER “ T.C.M. “

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T.C.M, ovvero: Temporanea Caso Morte

Le polizza Temporanea Caso Morte rientra nella tipologia delle assicurazioni sulla vita. Tale polizza ha come obiettivo la tutela dei beneficiari nell’ipotesi in cui si verifichi il decesso dell’assicurato nell’arco temporale previsto dal contratto di assicurazione. L’ambito di applicazione di tale polizza è molto vasto. Essa può essere utilizzata per dare copertura di un debito in caso di decesso dell’assicurato ( es. polizze legate alla sottoscrizione di un mutuo ), o, più semplicemente, per garantire i mezzi economici necessari alle persone economicamente dipendenti dall’assicurato dopo il suo decesso. Sempre più frequenti sono le T.C.M. collettive sottoscritte dalle grandi aziende per tutelarsi dall’eventuale danno economico che può causare la scomparsa degli uomini chiave dell’azienda.

 

POLIZZE T.C.M. E PRESTAZIONI A SCADENZA

 

E’ possibile classificare le polizze T.c.m. in base alla prestazione prevista, in caso di decesso dell’assicurato e in base al capitale assicurato.

In relazione alla prestazione assicurata si può distinguere tra polizze che prevedono la corresponsione di un capitale in caso di decesso dell’assicurato e polizze che prevedono, invece, la corresponsione di una rendita ai beneficiari. Tale rendita, a seconda delle disposizioni contrattuali, può essere vitalizia o anche limitata nel tempo ( di solito cinque o dieci anni ).

E’ possibile, inoltre, assicurare un capitale costante nel tempo, oppure un capitale decrescente. Quest’ultimo tipo di polizza viene, di solito, utilizzato per la copertura di un debito residuo.

Il premio può essere, a seconda delle esigenze del cliente,  in unica soluzione oppure annuale o con diversa rateizzazione ( ove previsto dalle condizioni di polizza ).

La polizza T.c.m. ha una durata.

 

ACCERTAMENTI SANITARI

 

Le Compagnie di assicurazioni prevedono, di solito, nell’ambito della loro offerta assicurativa tre differenti classi di capitali assicurati a cui corrispondono formalità differenti per la sottoscrizione della polizza.

 

Difatti se il capitale assicurato rientra nel primo scaglione ( di solito fino ad € 200.000 ), la Compagnia richiede all’assicurando di compilare oltre al modulo di proposta, esclusivamente un questionario anamnestico che l’assicurando firmerà assumendosi la responsabilità per le eventuali dichiarazioni mendaci o incomplete.

Per capitali compresi tra il secondo ed il terzo scaglione ( di solito tra tra € 200.000 ed € 350.000 ), la Compagnia richiede la compilazione di un rapporto di visita medica da parte del medico curante dell’assicurando.

Per capitali superiori a suddette soglie la Compagnia, prima dell’accettazione della proposta, richiederà all’assicurando di sottoporsi ad un check up medico che consenta di verificarne il buono stato di salute.

 

CARENZE

 

Le polizze sottoscritte in assenza di visite mediche prevedono un periodo di carenza, indicato nelle condizioni di polizza, entro il quale non è coperta la morte  a seguito di gravi malattie che sono caratterizzate da un periodo di incubazione molto ampio ( es. H.I.V. ).

Le condizioni stesse prevedono, di regola, la facoltà per l’assicurando di sottoporsi ad esami specifici al fine di eliminare tali carenze.

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La polizza Titutela premio annuo

 

In pensione con 4 anni di anticipo?

Possibile grazie ad una norma della Riforma Fornero

Articolo tratto da:

http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/38614/in-pensione-con-4-anni-di-anticipo/?pid=4221

Dopo la notizia del rinvio a settembre della questione “pensioni”, la fiducia in un intervento nel breve periodo sulla materia previdenziale è ormai crollata. Soprattutto per coloro che, ad un passo dal pensionamento, si sono visti sottrarre dalle mani l’aspirato assegno a causa del Decreto Salva Italia. Una permanenza forzata al lavoro che ha allontanato anche di diversi anni il momento del ritiro. Ed in questo contesto di particolare incertezza, la speranza è di trovare eventuali percorsi alternativi ed escamotage per poter aggirare i requisiti della Riforma Fornero, ottenendo così un pensionamento anticipato. In realtà, una possibile soluzione la scoviamo in un’altra altrettanto nota riforma varata dal Governo Monti: la riforma del lavoro introdotta dalla Legge n. 92 del 28 giugno 2012. L’articolo 4, commi da 1 a 7-ter della stessa, infatti, consente di agevolare l’uscita anticipata di lavoratori vicini al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento tramite accordi a livello aziendale. Capiamo meglio di cosa si tratta.

In generale, qualora di verifichino particolari circostanze, il citato articolo permette ai datori di lavoro di incentivare l’esodo dei dipendenti più anziani corrispondendo agli stessi una prestazione, un assegno, che sia di importo pari al trattamento di pensione (liquidato da qualsiasi gestione INPS, anche sostitutiva dell’AGO) che spetterebbe in base alle norme vigenti. Contemporaneamente l’azienda deve pagare all’INPS la relativa contribuzione fino a quando non vengano raggiunti i requisiti minimi. Più precisamente, sono tre le possibili fattispecie ammesse dalla riforma: incentivo all’esodo tramite accordo aziendale; accordi aziendali nell’ambito di procedure di licenziamento collettivo ex artt. 4 e 24 della Legge 223/1991; e accordi conclusi nell’ambito di processi di riduzione di personale dirigente.

In merito al primo caso, la normativa prevede che, in presenza di eccedenze di personale, datore di lavoro e sindacati più rappresentativi a livello aziendale possano stipulare un accordo che disciplini il predetto incentivo, con successiva adesione da parte dei lavoratori interessati, i quali devono quindi accettare individualmente le condizioni di esodo stabilite (trattandosi cioè di una risoluzione consensuale del rapporto). Per quanto riguarda invece la seconda  tipologia, essa permette di decidere la corresponsione della pensione “surrogata” all’interno delle procedure di licenziamento collettivo, anche qui attraverso un’intesa tra impresa e sindacati aziendali che preveda l’impegno del datore di sobbarcarsi dei costi connessi alla prestazione in esame. Al posto della mobilità, al licenziamento seguirà dunque il pagamento dell’importo pari alla pensione a cui si avrebbe diritto (senza obbligo del datore di versare il contributo di licenziamento a fini ASpI). Infine, per i processi di riduzione del personale dirigente, l’associazione sindacale legittimata a firmare l’accordo è quella “stipulante il contratto collettivo di lavoro della categoria”, indipendentemente dalla rappresentatività della medesima a livello aziendale.

Passando ai requisiti essenziali per l’accesso al beneficio, la normativa in questione è innanzitutto applicabile unicamente alle imprese che impiegano in media più di 15 dipendenti. Per quanto concerne invece i lavoratori, è necessario che essi raggiungano i requisiti minimi per il pensionamento (di vecchiaia o anticipato) nei 4 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro. Tale presupposto viene verificato dall’INPS in base alle regole vigenti al predetto momento di conclusione del contratto, tenendo inoltre conto degli adeguamenti all’incremento della speranza di vita residua via via disposti. In ogni caso, il trattamento in analisi non può superare la durata di 48 mesi.

Sul piano procedurale, è compito del datore di lavoro presentare (dopo la stipula del relativo accordo aziendale) l’apposita istanza all’INPS, accompagnata dalla lista dei lavoratori coinvolti. Effettuate le necessarie verifiche della sussistenza dei requisiti, l’INPS validerà le singole posizioni individuali calcolando per ognuna l’importo iniziale della prestazione e la corrispondente contribuzione figurativa a carico del datore, il quale dovrà quindi presentare “una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità in relazione agli obblighi”.

Laura Giulia Cerizza
Redazione Global Publishers

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“A rischio il futuro previdenziale”. Ecco come investire per garantirsi la pensione

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di Paolo Fiore – twitter@paolofiore

“Gli italiani non avranno sufficienti risorse per affrontare il proprio futuro e per garantirsi un buon tenore di vita durante l’età pensionabile”. E’ la convinzione di 85 investitori su 100. Un dato preoccupante perché raccoglie le previsioni di chi tra risparmi e mercati ci lavora. Insomma, la ricerca condotta dal gestore Natixis Global Asset Management dice chiaramente che “è a rischio il futuro previdenziale”. Con la crisi e le difficoltà del welfare, anche le tradizionali metodologie d’investimento vengono messe in discussione. E i portafogli degli italiani, spiega ad Affaritaliani.it Antonio Bottillo, amministratore delegato per l’Italia di Natixis Global Asset Management, “non sembrano costruiti per far fronte adeguatamente alle necessità future”.

L’INTERVISTA

– L’85% degli investitori istituzionali italiani ritiene che la popolazione non abbia abbastanza risorse finanziarie per mantenere un livello di vita adeguato in età pensionabile. E’ la fine di un modello di welfare?
Il dato fa presente che guardando al futuro qualche difficoltà c’è. Già qualche anno fa si parlava di un welfare da integrare. Oggi, in piena crisi, con il welfare che stenta a tenere il passo dei cittadini, cresce la paura. Paura di non avere uno stile di vita dignitoso o garantire un’educazione ai propri figli.

– Da cosa dipende la scarsa propensione degli italiani alla pensione integrativa?
E’ una questione culturale. Il mondo anglosassone ha un approccio diverso alla pensione. I versamenti si iniziano a fare anche a 15 anni. In Italia la situazione è diversa. Serve che questo atteggiamento cambi. Prendo questo dato, che può sembrare allarmante, come occasione per cambiare l’approccio alla pensione. Oggi sarebbe il caso di intervenire

– Come? Con un intervento dall’alto?
Il quadro giuridico è importante. Si va verso un allargamento delle possibilità di investimento. C’è qualcosa che si sta muovendo.

– Allora il modello futuro sarà più vicino a quello americano rispetto a quello europeo?
Serve un modello che tenga presente una flessibilità maggiore.

– La vostra ricerca ha evidenziato un momento di transizione, in cui i vecchi schemi si sono rivelati inadeguati a gestire l’andamento dei mercati e in cui circa la metà degli investitori è ancora alla ricerca di una nuova metodologia per costruire i propri portafogli. Pare un dato allarmante per i risparmiatori…
Dipende da come si legge il dato. Io lo leggo in modo positivo. Se ci sono molti investitori che hanno segnalato l’abbandono dei vecchi sistemi, significa che sono alla ricerca di una soluzione. Certo, non esiste un portafoglio che vada bene per tutti. Un portafoglio va bene per un individuo o per un gruppo di individui. Suggeriamo un approccio diverso rispetto al passato, che tenga conto della dinamica del rischio e non di quella del rendimento. E da qui individuare una composizione del portafoglio che tenga presente i bisogni futuri. Questo vale ancor di più per il mondo pensionistico. Fino a poco fa bastava miscelare azioni e obbligazioni. Oggi non è più sufficiente: il mondo è cambiato. Investire significa programmare una rendita futura e controllare i rischi, a partire dalla volatilità, per puntare a un’ottica di lungo periodo. E’ un nuovo scenario che trovo positivo.

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– Il 60% degli intervistati ha introdotto tecniche di gestione di attività e passività. In altre parole: grande cautela. L’euforia dei mesi scorsi sul mercato azionario andava nella direzione opposta. Quali rischi si nascondono in questo contrasto?
Viene fuori la percezione di un’ottica a lungo termine che abbandona la psicologia del momento. E’ un cambiamento epocale. C’è ancora un residuo di gestori alla ricerca della scommessa del momento. Ma è un residuo perché le delusioni sono state tante. Guai a seguire repentini cambiamenti di mercati.

– In queste condizioni si può dire addio all’investimento sicuro…
Se ci si riferisce a investimenti senza rischi, oggi non esistono più. Persino le obbligazioni governative non sono più rifugio certo. L’azionario è il mercato del rischio. Tutto può far parte di un portafoglio. A patto di individuare precisi obiettivi. E l’obiettivo è il contenimento della volatilità costruito con l’idea di concedere un ritorno per esigenze future.

– Leggere di un sistema previdenziale è a rischio non dà certo tranquillità. Quali consigli darebbe a un risparmiatore che intenda integrare la propria pensione? 
Innanzitutto serve maggiore culura. Uno dei temi da affrontare è lo scollamento tra gestore e futuro pensionato. Non c’è ancora un dialogo diretto. Consiglio di pretendere di capire le dinamiche del servizio, del portafoglio, della scelta condotta dal proprio fondo pensione. Il sistema pensionistico non deve essere visto come qualcosa che cade dall’alto e va accettato. Non serve diventare degli esperti, ma deve esserci un momento di discussione.
Secondo: stiamo parlando di una pensione. Non possiamo vedere ogni giorno cosa succede sul mercato. Il mondo degli investitori istituzionali e i fondi pensioni devono avere un’ottica di lungo periodo e non possono essere osservati su base quotidiana.
Terzo: la pensione è importante. Bisognerebbe pensare di cominciare a costruire una rendita futura in età che consentono di avere versamenti proiettati nel tempo di 20-30-40 anni. Altrimenti non credo esista al mondo un sistema capace di garantire, nel giro di pochi anni, rendite adeguate al tenore di vita attuale.

Fonte:http://www.affaritaliani.it/economia/pensioni-del-futuro250613.html

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Pensione integrativa: quando Iniziare?

Perché conviene iniziare il prima possibile

Quando si tratta di decidere del nostro futuro previdenziale aspettare il “momento giusto” è poco produttivo. Rimandare una scelta che impatta sulla nostra pianificazione economica è certamente una tentazione comprensibile, specie se di lungo periodo come la decisione di costituirsi uno zainetto previdenziale da riempire negli anni. In questi casi, infatti, si è portati a pensare: “lo farò quando avrò più disponibilità così potrò effettuare versamenti più sostanziosi”. Niente di più sbagliato. Iniziare presto, anche con piccoli importi, è fondamentale perché prima si inizia a contribuire più il gap previdenziale si ridurrà al momento della pensione.

Il fatto che, soprattutto un giovane, veda la pensione come un qualcosa di molto distante nel tempo complica certamente le cose. Ma immaginarsi a 60 anni per un trentenne non è un semplice sforzo di immaginazione, tutt’altro, rappresenta l’occasione per vedere il proprio presente proiettato nel tempo cercando di capire come “trasportare” intatto quel presente fino al futuro.

Il valore del risparmio previdenziale è oggi più che mai, a livello individuale, un fattore da non trascurare, una scelta necessaria in quanto quel futuro pensionistico, così lontano ma anche così importante, non è più garantito dallo Stato.

La logica della previdenza complementare è quindi molto chiara: accantonare risparmio oggi, razionalizzando le proprie risorse, per non rinunciare a una pensione domani.

Da qui l’ineludibilità del concetto: “prima si inizia meglio è”, anche con poco, in quanto si riuscirà ad accumulare prima un capitale previdenziale che avrà così più tempo per rivalutarsi. Inoltre, aderendo presto alla previdenza complementare, si avrà diritto prima, in caso di necessità, alle anticipazioni previste ad esempio per l’acquisto o ristrutturazione della prima casa, per disoccupazione o per malattia. Una scelta felice, quindi, non solo per la previdenza futura, ma anche per la cosiddetta “previdenza immediata”.

Ma è possibile iniziare anche da giovanissimi, quando, ad esempio, non si è ancora entrati nel mondo del lavoro e perciò non si percepisce alcun reddito? Assolutamente sì. Il genitore stesso può iscrivere il figlio adolescente, non ancora entrato nel mondo del lavoro, a una forma di previdenza complementare e versare le quote necessarie godendo delle previste agevolazioni fiscali.

Il primo passo è sicuramente una presa di coscienza culturale: occorre informarsi sulla propria situazione previdenziale evitando di commettere l’errore di pensare che la pensione dei giovani sarà identica a quella dei genitori. In quest’ambito vale più che mai il concetto “time is money”: aderendo oggi, per ridurre il gap si può “spalmare” lo sforzo finanziario in più anni. Rinviando la decisione, invece, si sarà costretti a concentrare il proprio impegno finanziario in un orizzonte temporale più breve con l’onere di dover destinare alla previdenza integrativa una quota più sostanziosa del proprio budget famigliare.

Redazione Global Publishers

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Fondo adeguato alle normative del d.lgs. n. 252/05. Autorizzazione Covip del 24 ottobre 2007, iscrizione all’albo num. 5071. I documenti dell’adesione sono inseriti nella sezione Dettagli.Attraverso il motore di calcolo che trovate di seguito sarete in grado di avere, in pochi passaggi, indicazioni personalizzate sul possibile sviluppo nel tempo della Vostra posizione previdenziale e dell’importo delle prestazioni di previdenza complementare che avrete al momento del pensionamento.

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Pensioni: cosa succede nei prossimi anni

Previsioni su importi, speranza di vita, flessibilità

Stiamo assistendo ad un continuo rimbalzare di notizie circa i tempi e le modalità che il nuovo Governo Letta intende impiegare per il preannunciato ritocco alla Riforma Fornero, ed in generale all’intero sistema previdenziale. Flessibilità, fasce d’età e penalizzazioni sono le parole ed i concetti più ricorrenti. In questo clima di previsioni, sono intervenuti anche l’INPS e la Ragioneria dello Stato che, attraverso proprie relazioni pubblicate nei giorni scorsi, hanno effettuato delle stime su quello che potrebbe essere il panorama pensionistico da qui ai prossimi decenni. Documenti che sono, rispettivamente, la relazione “Il Sistema di previdenza sociale: luci e ombre tra sostenibilità e adeguatezza” redatto dall’area attuariale dell’INPS, ed il Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario stilato dalla RGS. In particolare, gli scenari futuri elaborati sono il frutto di modelli previsionali basati su numerose variabili; di conseguenza, essi restano sempre e comunque delle stime tutte da confermare.

Innanzitutto, riprendendo i dati diffusi dalla Commissione Europea (Rapporto 2012 sull’invecchiamento redatto dall’AWG), gli attuari dell’INPS sottolineano come la struttura della popolazione europea ed italiana subirà nel corso del tempo una notevole mutazione per quanto riguarda l’età. In Italia, ad esempio, si prevede che nel 2060 le persone con più di 65 anni rappresenteranno il 33% del totale, mentre chi supererà gli 85 anni saranno pari al 9,8%. Un invecchiamento generalizzato condizionato dai tassi di fertilità, dalle migrazioni e dalla speranza di vita. E proprio in merito a quest’ultimo fattore, negli ultimi 20 anni nel Belpaese la vita media è incrementata di 5,4 anni per gli uomini e di 3,9 anni per le donne, e se consideriamo l’età di riferimento dell’attuale sistema previdenziale, cioè i 65 anni, la speranza di vita è di 18,7 anni per gli uomini e di 22,3 anni per le donne, con una crescita costante di circa un anno ogni decennio fino al 2060. Parlando di requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione, anni e anni di riforme hanno condotto ad un aumento degli stessi: se nel 1992, ad esempio, per la pensione di vecchiaia era necessaria un’età di 55 anni per le donne e di 60 anni per gli uomini, nel 2018 si stima un convergenza dei due generi con un’unica età per entrambi pari a 66 anni e 7 mesi. Lo stesso vale per il requisito di anzianità contributiva che, per un dipendente impiegato, era di 35 anni nel 1992 e sarà di 42 anni e 10 mesi e di 41 anni e 10 mesi nel 2018 rispettivamente per uomini e donne.

Per quanto concerne poi la suddivisione delle quote tra Retributivo, Misto e Contributivo sul totale delle pensioni nel 2015 predominerà ancora il primo (86,9% di pensioni calcolate col regime Retributivo, 1,1% col Contributivo e 12,1% col Misto), mentre nel 2050 la situazione si ribalterà con il Contributivo che raggiungerà la soglia del 40,4%, il Misto del 50,7% ed il Retributivo dell’8,9%. Guardando invece agli effetti causati dai vari mutamenti sul criterio di rivalutazione ai prezzi delle pensioni, giungendo fino al recente blocco disposto dal Governo Monti, la Relazione INPS mostra come le pensioni più ricche (cioè superiori a 8 volte il trattamento minimo) della generazione del 1995 abbiano perso circa il 15% del proprio valore in 18 anni.
Ma occupandoci degli importi degli assegni, il Rapporto degli attuari dell’Istituto previdenziale evidenzia come, con l’allungamento della vita ed in base al principio dell’equivalenza attuariale, le somme erogate diminuiranno. Secondo le proiezioni, infatti, il coefficiente di trasformazione applicato per il calcolo della pensione si ridurrà del 16,7% tra il 2013 e il 2065 tenendo conto di un’età di 65 anni, passando dall’attuale 5,435% al 4,53% futuro. Poiché quindi la pensione contributiva si determina moltiplicando tale coefficiente per il montante dei contributi versati, è chiaro che una sua contrazione influenzerà gli importi futuri. Nonostante ciò, è opinione degli attuari dell’INPS che le vigenti modalità di calcolo dei coefficienti di trasformazione siano in ogni caso favorevoli all’assicurato.

Infine, in relazione alle ripercussioni di un sistema contributivo puro sugli importi degli assegni, è utile richiamare le previsioni contenute nel citato documento diffuso dalla Ragioneria dello Stato. Più specificamente, per quanto riguarda il tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra la somma annua della prima rata di pensione e la somma annua dell’ultima retribuzione o reddito da lavoro, le stime si differenziano a seconda che si tratti di lavoratore dipendente o autonomo e tengono conto di molteplici variabili. Considerando, ad esempio, il tasso di sostituzione lordo (e quindi non al netto del prelievo contributivo e fiscale), se un dipendente privato nel 2010 avrebbe ottenuto una pensione pari al 74,1% dell’ultima retribuzione, nel 2060 tale valore sarà del 63,4%; allo stesso modo, anche il lavoratore autonomo vedrà ridursi il proprio tasso di sostituzione visto che dal 2010 al 2060 questo diminuirà di 21,9 punti percentuali, passando rispettivamente dal 73% al 51,1%. Un calo reso più marcato per via della più bassa aliquota di computo prevista dal sistema contributivo per questa categoria.

Laura Giulia Cerizza
Redazione Global Publishers

 

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Extra Computer, libri, varie € 5.000,00
Totale Costi € 26.770,00
Totale Costi Rivalutati Valore tra 13 anni € 33.730,20

Obiettivo Centrato
Accantonando € 186,67 al mese, alla fine dei 13 anni ROSSI IVO avrà un capitale previsto* di € 33.730,20 che potrà ritirare in un’unica soluzione o in cinque rate annuali (Borsa di Studio).

Risultato protetto
Comprese nel piano le seguenti garanzie:
– possibilità di effettuare dei versamenti aggiuntivi (minimo 300€)
– garanzia del capitale alla scadenza in caso di malattia o infortunio invalidante (>65%) o prematura scomparsa del genitore
– pagamento da parte di UNIQA di una annualità di premio in caso di malattie gravi

La presente applicazione é stata realizzata con l’obiettivo di rendere consapevoli i genitori del costo che verrà affrontato nel caso in cui il figlio/la figlia decidesse di conseguire una laurea e che tale somma, puramente indicativa, potrà essere conseguita anche attraverso una serie di versamenti in una polizza vita a termine fisso con rivalutazione del premio e del capitale.
La simulazione, pur partendo da dati certi é solo ipotetica ed ha funzioni promozionali, in quanto non vi é alcuna certezza dei costi che effettivamente verranno sostenuti nel futuro ed é stata redatta secondo i seguenti parametri:
– Costo iscrizione: calcolato in data 30/09/2012 – Fonte: segreterie singole università
– Vitto: calcolato in base al costo reperito presso mense, snack bar, fast food nei pressi delle principali università italiane
– Sistemazione: costo medio attualmente praticato nelle principali città italiane
– Trasferimenti: ipotizzati due rientri al mese in treno 2 classe ed abbonamento area urbana – Fonte: Trenitalia – Atm – Atac
– Varie: é stato previsto un costo medio tra libri, imprevisti ed extra.
– Inflazione: l’inflazione prevista é stata calcolata al 2% annuo.

*La tariffa assicurativa utilizzata é la Young Life Project ICL65R_FIXU ed.05/12. Tale tariffa prevede che, con un premio annuale di € 2.240,04, il capitale garantito comprensivo della rivalutazione annua minima del 2%, garantita contrattualmente, è pari a € 29.258,62 (escluso garanzia esonero pagamento premi e costi accessori); con la rivalutazione al 4% e un beneficio finanziario dell’1,1%, così come consentito dalla normativa vigente, il capitale garantito è di € 33.730,20.
Per maggiori informazioni e comunque prima della sottoscrizione leggere il Fascicolo Informativo disponibile sul sito http://www.uniqagroup.it .